Il Cambiamento delle Abitudini Alimentari

Share This:

di  Patrizia Isita

224306_251583311628974_296411575_n

I cambiamenti delle abitudini alimentari sono dovuti in parte alla grave alterazione, che si è verificata nel corso degli ultimi cinquanta anni, del rapporto uomo-natura, ci si è allontanati dal senso naturale dell’alimentarsi, si stenta a riconoscere una verdura di stagione tutto questo inevitabilmente si ripercuote sullo stato di salute.

Tutto è iniziato negli anni 50 con la rivoluzione industriale e la rivoluzione verde che ha totalmente rivoluzionato le modalità di coltivazione con la cosiddetta tecnologia alimentare moderna e l’indiscriminata manipolazione degli alimenti conducendo ad una degenerazione della specie.

L’industria esercita un controllo sempre maggiore sulle scelte dei consumatori riuscendo a modificare non solo le abitudini alimentari ma anche la stessa struttura chimica di alcuni alimenti.

L’alterazione del rapporto con la natura si ripercuote sull’alterazione dell’alimentazione dell’uomo moderno. Basta dare un’occhiata al passato per constatare gli enormi cambiamenti verificatisi in campo alimentare.

Mentre nel 1800 in Europa si consumavano annualmente circa 300 chili di pane a testa, nel 1965 il consumo era sceso a 95 chili mentre nello stesso lasso di tempo il consumo di carne era salito da 13 chili pro capite a ben 75 chili.

L’alimentazione a base di cereali integrali si è, nel tempo, orientata verso un maggior consumo di grassi saturi e di proteine animali.

Verso la fine dell’800 ed i primi del ‘900 sono praticamente spariti da buona parte dell’Europa i mulini ad acqua e mulini a pietra di lì a poco è cominciata l’azione inesorabile dei vari procedimenti di raffinazione: mentre in passato si consumava il 90% del cereale integrale e circa il 10% di farina raffinata, col tempo, la situazione si è del tutto capovolta.

I cibi integrali comunemente consumati fino a 100 anni fa erano: il riso integrale, il pane fatto con farine grossolanamente macinate, il pane fatto anche con chicchi interi mangiato assieme ai legumi, era nella tradizione di tutti i popoli del mondo.

L’uomo non ha mai mangiato come mangia oggi. Con la raffinazione, si perdono le fibre, le vitamine e altre sostanze nutrienti.

La pratica della raffinazione dei cereali, consentì grandi vantaggi commerciali perché allontanando la crusca e il germe i prodotti raffinati si conservano a lungo senza irrancidire, sono più soffici, non c’è bisogno di masticarli, sono più dolci e si cuociono più velocemente.

E’ intorno agli anni trenta che i primi epidemiologi della nutrizione scoprirono che molte malattie erano causate dalla perdita di vitamine e nutrienti essenziali nella raffinazione dei cereali, incentivando così il business della fortificazione degli alimenti sostituendo la naturale ricchezza nutritiva con una manciata di minerali e vitamine come una pillola magica.

Inoltre, meno di due secoli fa, non esisteva, sul mercato, altro zucchero che quello di canna, di colore marrone, importato dai tropici.

Con le guerre napoleoniche e a causa del blocco continentale, l’Europa iniziò ad estrarre zucchero dalla barbabietola, con un processo dove venivano distrutte tutte le sostanze minerali e le vitamine rendendolo, infine, un prodotto morto anche se di sapore gradevole, composto da calorie cosiddette vuote.

Un discorso simile può essere fatto anche per la raffinazione del sale marino, per la spremitura industriale “a caldo” degli oli e per altri alimenti che sono stati ampiamente distrutti o impoveriti delle loro qualità organolettiche e nutrizionali.